IL CONTO ALLA ROVESCIA PER UN 2030 CON ELEVATE PRESTAZIONI ENERGETICHE NEGLI EDIFICI

18 Gennaio 2023

IL CONTO ALLA ROVESCIA PER UN 2030

CON ELEVATE PRESTAZIONI ENERGETICHE NEGLI EDIFICI

 

In Italia, secondo i dati contenuti nel Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici del 2022 curato da ENEA, il 18,5% degli edifici esistenti è stato costruito prima del 1945, il 41.6% tra il 1945 ed il 1976, il 16.4% tra il 1977 ed il 1991.

Questo significa che il 76.5% degli edifici esistenti nel nostro Paese è anteriore alla legge 10/1991, normativa creata pensando all’attuazione di un piano energetico nazionale in materia di uso dell’energia e risparmio energetico, mentre il 60.1% è addirittura stato edificato anteriormente alla 373/1976 che puntava, quanto meno, al contenimento del consumo energetico per usi termici.

Tra gli edifici anteriori al 1945 solo il 16% è classificato ad un livello D o superiore di prestazione energetica. Per gli edifici tra il 1945 ed il 1976 questo dato si attesta al 16.4% ed arriva al 20% con gli edifici costruiti tra il 1977 ed il 1991.

Per i dati di ANCE (L’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili), su 12,2 milioni di edifici, oltre 9 milioni non sono in grado di garantire le performance energetiche richieste dal 1991 in avanti e sono ben lontane da quelle richieste ad oggi.

Se l’Europa vuole mettere l’obbligo per gli edifici di raggiungere la classe energetica “E” entro il 2030 e “D” entro il 2033 è comprensibile alla luce di questi dati una certa qual preoccupazione. A imporre questi limiti dovrebbe essere una direttiva, e c’è chi teme un sostanziale blocco delle compravendite.

Il relatore della direttiva, nei giorni scorsi, sul “Sole 24 Ore” ha provato a rassicurare circa il fatto che non sarà impedita la vendita di immobili non a norma con quest’obbligo. Ma questo non basta a sgombrare il campo da ansie e polemiche, perché comunque appare evidente il fatto che, in presenza di un edificio che non rispettasse questi vincoli, anche laddove fosse consentita la vendita, non potrebbero essere evitate ripercussioni sul prezzo stante il fatto che il nuovo proprietario sarebbe costretto a provvedere a ciò che non ha fatto il vecchio proprietario.

Non va neppure trascurato il fatto che il contesto edilizio italiano è particolare e vede una significativa presenza di patrimonio privato vincolato e, come è facilmente desumibile dai dati generali forniti sopra, di patrimonio pubblico con più di 70 anni. Si tratta di patrimonio edilizio su cui è complesso intervenire per efficientamento energetico e che non è sicuramente pensabile demolire per fare spazio a nuove costruzioni distruggendo una parte del patrimonio storico-culturale del nostro Paese. Se è vero che ci sono soluzioni ipotizzabili e diverse sperimentazioni in atto (come quelle che riguardano le tegole fotovoltaiche) è anche vero che su questa parte del patrimonio edilizio non sarà verosimilmente possibile intervenire in pochi anni.

Ciò che sorprende è che il Governo Italiano, nel ridurre le agevolazioni Superbonus che son passate dal 110% al 90%, sembra andare nella direzione contraria a quella indicata dall’Europa e comunque riduce la portata di una misura che potrebbe aiutare ad andare nella direzione voluta dall’Unione. Un fatto che sorprende ancora di più se si pensa che tutto questo, incluse polemiche e timori sul blocco del mercato immobiliare, è tutt’altro che nuovo.

Se è vero, infatti, che sui media la questione sta riesplodendo in questi giorni, è anche vero che un lancio dell’Agenzia ANSA con la presa di posizione dell’allora Vicepresidente della Commissione Europea Franz Timmermans, che escludeva un divieto di vendita per immobili inquinanti, risale addirittura al 15 Dicembre 2021 quando si ipotizzava già di porre stringenti limiti di efficienza energetica agli edifici del continente al fine di eliminare totalmente i combustibili fossili per riscaldamento a partire dal 2040. Nulla di nuovo sotto il sole, quindi.

Niente blocco delle vendite, ma rischio di pesanti ripercussioni si, se effettivamente l’Unione Europea (così come sembra intenzionata) varerà questa direttiva entro i prossimi sei mesi, stanti anche i forti investimenti necessari per l’efficientamento energetico non certamente alla portata di tutte le tasche. Occorreranno misure di sostegno importanti da parte delle istituzioni nazionali, magari certe e non in continuo mutamento come è stato il 110%. Probabilmente questo, insieme al primo grosso timore, è il primo grosso auspicio in ambito condominiale ed immobiliare di questo 2023.

 

Articolo a cura di Francesco Ristori Monaco.


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